Un anno di Alternanza Scuola-Lavoro: un modo per conoscersi osservandosi in azione

L’innovazione introdotta dalla Legge 13 luglio 2015, n. 107 “La Buona Scuola”, che ha reso obbligatoria dallo scorso anno l’attivazione di esperienze di alternanza scuola-lavoro per gli studenti del triennio dei Licei, è un’occasione per aprirsi a conoscenze ed esperienze che si formano fuori da scuola, può essere un efficace strumento di orientamento per le scelte future dei ragazzi. Abbiamo chiesto ad Alessia di raccontarci  “Un anno di Alternanza Scuola-Lavoro”…

La classe terza del Liceo Scientifico Talisio Tirinnanzi  ha preso parte, quest’anno per la prima volta, al progetto di Alternanza Scuola-Lavoro, una metodologia didattica per il triennio delle scuole medie superiori che comprende attività di formazione presso aziende.

Il progetto è stato introdotto durante l’anno scolastico con due giornate di formazione in cui sono state impartite delle lezioni da parte di docenti e raccontate delle testimonianze di imprenditori.

Verso l’inizio di giugno si è tenuto lo Stage che, nello specifico della nostra scuola, ha offerto una vasta gamma di scelta a livello di ambiti lavorativi: erano proposti infatti esperienze di lavoro in uffici notarili, fiscali, commercialisti, medici, automobilistici, aziendali ed industriali, divisi presso più enti singoli, in cui gli studenti secondo le loro preferenze e attitudini avrebbero lavorato per due settimane.

L’esperienza ha molto positivamente colpito l’intera classe in quanto ha permesso l’incontro tra il mondo dello studio e quello del lavoro, ed insieme tutta quella realtà a noi studenti ancora sconosciuta, favorendo così un’apertura verso ciò che ci attende in un prossimo futuro.

Dal punto di vista professionale l’Alternanza ha fruttato numerose competenze anche sulla base del nostro percorso di studi, specialmente nell’esperienza di lavoro nei plessi ospedalieri e medici, dove l’attività aziendale è perfettamente correlata alle materie oggetto del nostro liceo.

Dal punto di vista personale, in singolari casi, questo «incontro» è stato anche uno «scontro»: alcuni ragazzi si sono resi conto che ciò che inizialmente pensavano potesse soddisfarli, alla luce della realtà vissuta gli è risultato piuttosto estraneo. Viceversa, molti ragazzi che inizialmente si dimostravano riluttanti di fronte ad un impiego che pensavano non potesse coinvolgerli, si sono ricreduti. Molti altri ragazzi hanno invece confermato le loro impressioni durante lo stage nei posti di lavoro. Tutti insomma ne siamo usciti dunque arricchiti.

In questo sta l’immensa positività di questa esperienza che insegna a non giudicare senza prima conoscere ed avere piena consapevolezza di ciò che si ha davanti, in particolare quando si tratta di qualcosa di così importante come il percorso professionale. L’Alternanza non ha cambiato l’idea in sé che uno studente si era fatto del lavoro, ma ne ha maturati i connotati: ha reso possibile la conoscenza del mondo del lavoro in una sfera più intima, in quanto non solo abbiamo vissuto le aziende in prima persona per due settimane, ma ne abbiamo vissuto il personale (percependone la fatica, l’astio o l’amore per quel dato impiego), le attività e soprattutto ciò che accade realmente dietro ogni cosa che superficialmente pensiamo di conoscere: “Quante pile e pile di fogli ed ore al telefono ci sono dietro alla vendita di una macchina!” “Dietro ad un’attività ci sono tantissimi documenti da guardare, aspetti da considerare..” “Non credevo possibile che dietro ad un esame del sangue ci fosse tanto lavoro e tanta dedizione da parte dei medici.”

Concludendo, l’Alternanza Scuola-Lavoro ha avuto ripercussioni estremamente positive su noi studenti, che ora siamo in grado di valutare un lavoro in base a diversi aspetti; inoltre ciascuno ha potuto conoscersi maggiormente dentro un’esperienza alla quale far ricorso nella scelta dell’università o del posto di lavoro, con la certezza di fare la scelta giusta e di poter tornare a casa, quotidianamente, innamorati del proprio impiego, e mai unicamente stanchi ed affaticati.

Alessia