Il sogno americano al liceo Tirinnanzi: il “caso LINsanity”

Il sogno americano al liceo Tirinnanzi: il “caso LINsanity”

Nel suo quinto anniversario la “Linsanity” è diventato un argomento di lezione per i ragazzi del Liceo Tirinnanzi di Legnano, alla prese con lo studio della rivoluzione americana e la proclamazione – nella dichiarazione di indipendenza – del diritto di tutti gli abitanti della nazione al conseguimento della felicità. Accompagnati dal professor Costabile, docente di storia, e da Ivo Paiusco dell’Associazione de Gasperi, appassionato di basket NBA, gli studenti delle classi quarte hanno ripercorso i momenti salienti di quel fenomeno umano, sportivo e mediatico accaduto nel febbraio 2012 a New York – conosciuto con il nome di Linsanity – che vide l’improvvisa, assolutamente imprevedibile e clamorosa ascesa alla ribalta sportiva di Jeremy Lin, giocatore americano dei New York Knicks di origine taiwanese, fino a quel momento relegato al ruolo di “panchinaro”. Evento talmente fuori da ogni previsione da meritare l’accostamento del sostantivo “insanity” (pazzia) al nome Lin.

Quasi al colmo della disperazione, a un punto critico di una stagione che si stava rivelando disastrosa per la squadra, l’allenatore dei New York Knicks, Mike D’Antoni,  fece una mossa inaspettata: diede alla terza riserva nel ruolo di play-maker, Jeremy Lin, l’opportunità di dimostrare il proprio valore mettendogli in mano la guida della squadra al centro della scena del Madison Square Garden, la più famosa arena sportiva del mondo. Egli rispose con un crescendo eccezionale di prestazioni, guadagnandosi il posto di titolare e stabilendo un record ancora oggi imbattuto, del maggior numero di punti realizzati nelle prime cinque partite partendo dal quintetto iniziale, contribuendo a una striscia vincente di sette partite consecutive che rimise in carreggiata la squadra. Il tutto tra l’eccitazione della tifoseria, dei media, dell’intera città di New York e di tutta la comunità cinese sia negli States che in Asia. Questa fu la Linsanity: un crescendo di eccitazione e di immedesimazione nelle imprese sportive di un giovane asian-american cui prima nessuno aveva dato molto credito, anche a causa di pregiudizi e stereotipi razziali. La storia di Cenerentola (Cinderella) che si ripete nella realtà (Lin-derella).

Attraverso alcuni filmati, che hanno illustrato i punti salienti di questa incredibile avventura, gli studenti del Tirinnanzi hanno potuto concretamente assistere alla realizzazione dell’”american dream”. Un sogno divenuto realtà solo dopo il passaggio attraverso una serie di ostacoli, difficoltà e umiliazioni che hanno formato il carattere di Jeremy Lin e lo hanno portato, anche attraverso il duro lavoro su di sé per migliorare i propri punti deboli, a laurearsi prima in economia ad Harvard (un college che non produceva un giocatore NBA dal 1954) e poi ad essere pronto – al momento giusto – a cogliere pienamente l’occasione della vita, dopo essere stato soggetto, da giocatore professionista sotto contratto, all’umiliazione di essere mandato a giocare per ben quattro volte nelle squadre della lega inferiore.

Altri avrebbero appeso le scarpe al chiodo. Non Jeremy Lin, che portava con sé nel proprio bagaglio educativo l’esperienza della fede cristiana. Da questa fede, da lui mai nascosta ma non ostentata, è venuta la forza di passare attraverso alti e bassi, nella coscienza che gran parte delle cose che ci accadono sono al di fuori del nostro controllo, ma che tutto è da affidare alla volontà Dio, anche la propria gloria umana.

Jeremy Lin, a cinque anni dalla Linsanity, continua ad essere un giocatore professionista NBA. Gioca titolare per i Brooklyn Nets e guadagna 12 milioni di dollari l’anno. Il giorno prima del suo esordio magico contro gli stessi Nets, il 4 febbraio 2012, era ancora un precario del basket con contratto a termine, da poco giunto a New York,  costretto a chiedere ospitalità per la notte al divano di casa del compagno di squadra Landry Fields. Queste sono le storie che piacciono agli americani, ma anche a noi e ai nostri ragazzi.

I.P.

Per leggere un dettagliato resoconto del caso: qui