La scuola è qualcuno che ti chiama per nome. Editoriale d’inizio anno del Rettore

La scuola è qualcuno che ti chiama per nome. Editoriale d’inizio anno del Rettore

All’inizio di questo nuovo anno desidero condividere ciò che ritengo essenziale per il nostro cammino educativo.
Riprendo un’intuizione di Josep Maria Esquirol, che parla di due insegnamenti inseparabili: quello esplicito del maestro, che apre al mondo, e quello silenzioso, fatto di ascolto e di attenzione alla singolarità di ciascuno.
Il primo insegnamento è quello del mondo. Il compito del maestro è introdurre gli alunni alla realtà, trasmettere loro una grande storia – quella della letteratura, della scienza, dell’arte – che racconti la bellezza e la positività del mondo.
Per farlo, servono passione e gioia. I ragazzi colgono subito se ciò che insegniamo ci appartiene davvero: solo ciò che ha conquistato noi potrà affascinare anche loro.
Come scrive Simone Weil: “L’intelligenza cresce e porta frutto solo nella gioia. La gioia di imparare è indispensabile agli studi, come la respirazione ai corridori”.
Il secondo insegnamento è quello silenzioso dell’ascolto.
Essere maestri significa anche saper accogliere l’altro, osservarlo con attenzione, darsi il tempo di comprenderlo. È innanzitutto una disponibilità, non una tecnica, a segnare il rapporto educativo: unadisponibilità a lasciarsi coinvolgere dall’altro, dalle sue domande e dalle sue ferite.
Abbiamo scelto come frase esemplificativa del lavoro di quest’anno “La scuola è qualcuno che ti chiama per nome“: cioè, l’educazione si accende nel rapporto con una persona che chiama proprio te, che, in un ascolto attento alla tua situazione concreta, offre una strada pensata per te.
È da questa attenzione e da questo affetto sperimentati su di sé che potrà crescere nei nostri alunni il desiderio di conoscere e di amare il mondo.