Il Liceo Tirinnanzi e la libertà di orientamento

Il Liceo Tirinnanzi e la libertà di orientamento

Da secoli si fa un gran parlare di libertà e da qualche anno si chiacchiera molto di orientamento. Ma distinguendo questi due termini li si ridicolizza e li si nega. La libertà diventa libertà di scelta, di shopping etc., e l’orientamento un imperativo proveniente dal mercato del lavoro o dalle innate misteriose inclinazioni dell’istinto. Qui invece si vuol dimostrare che se c’è libertà è perché ci si orienta a partire dal gusto del lavoro o del pensiero (da usare come sinonimi).

I. Attardati sulla soglia

La vicenda si apre quattro anni fa sulla soglia di un’aula. Due professori, Giuditta ed Elia, stanno per entrare e affrontare la questione dell’orientamento. Il problema (solo apparentemente tale) è che non sono professori di “Orientamento”, e, per fortuna, questo lo sanno bene. E cioè sanno di non sapere nulla dell’orientamento come Teoria. La buona idea che gli viene è quella di orientarsi sulla questione orientamento insieme a quelli che li attendono seduti ai banchi. Così si decidono a varcare la soglia della classe solo con una domanda in mano: “che ne pensate dell’orientamento?”.

Non passa un istante che…

La Scuola ci deve informare sull’orientamento, e non ci hanno ancora informato!”.

Ma subito dopo un ragazzo obietta: “No, Basta! ci riempite già di troppe informazioni!”.

Gli chiediamo di spiegarsi, e un po’ timidamente continua: “Ci riempite di informazioni quando si fa lezione nelle varie materie scolastiche”.

L’osservazione di questo ragazzo ci aveva offerto un appiglio fondamentale per mettere in discussione la prima incrollabile certezza che dovesse essere La Scuola a riempirli di informazioni sui vari test, Open day e incontri di tutti i tipi.

Prima conclusione: l’orientamento non è un dovere, un comando che viene dall’esterno. L’orientamento è l’opposto di comando. (Non lo si fa perché lo si deve fare, perché ci tocca, perché ce lo impone la realtà. La realtà che si impone è la dittatura!). L’orientamento, piuttosto, è iniziativa.

Seconda conclusione: non è questione di “La Scuola”. La Scuola non esiste, è un’idea astratta, platonica.

Dopo un’agile discussione su quelle che sembravano delle ovvietà la classe comprende che l’osservazione del compagno, invece che essere provocatoria e sviante, custodiva un lampo di verità.

 

II. Regole da capogiro. Offerta e domanda

Dopo il primo incontro Giuditta e Elia hanno imparato una cosa: non sono loro che devono informare sull’orientamento, ma semplicemente cercano di trovare le condizioni favorevoli perché si sviluppi l’iniziativa personale di ciascuno, e così balena loro in mente l’idea dei gruppi di lavoro.

Negli incontri successivi i ragazzi sono invitati (la realtà è piuttosto un invito) a costituire liberamente dei gruppi a partire da interessi comuni. I gruppi si formano e il lavoro si sviluppa. I due insegnanti non sono in cattedra ma girano tra i gruppi ad ascoltare e qualche volta scappa loro una domanda. I ragazzi raccontano ai compagni perché gli interessa un particolare ambito del sapere, raccontano di chi li ha introdotti in quel mondo affascinante, raccontano di un dialogo con il padre, la madre, lo zio, l’amico di famiglia venuto una volta ospite a cena, financo un professore. Più si racconta e più nascono le domande su cosa sia l’Economia, la Giurisprudenza, l’Ingegneria, la Medicina, la Letteratura etc., e su come queste c’entrino con la vita singolare di ciascuno. Si propongono libri, video su Youtube, nuove prospettive, le idee circolano.

In uno di questi incontri, in un gruppo interessato a Medicina, c’è una ragazza che è la migliore della classe, ha quasi tutti dieci, è viva, spiritosa e benvoluta da tutti. Ma appena mi siedo con loro e si pone la domanda sulla scelta post liceale lei si scioglie in lacrime. Le chiedo se vuole dire cosa l’ha fatta piangere. Risponde che la questione della scelta suscita in lei angoscia e che non c’è stata mai l’occasione di fermarsi per parlarne. Le sue compagne confermano la stessa sensazione. Dalle loro domande nascerà poi un incontro con un medico chirurgo proprio in epoca di lockdown, che verrà giudicato come molto fruttuoso anche dagli altri compagni.

Oggi non c’è più tempo per fermarsi a pensare, figuriamoci per parlare con qualcuno. Non è concepibile alcuna esitazione perché già in quarta ci sono i test di ammissione a molte facoltà. Non occorre prendersi il tempo per comprendere, è il mercato del lavoro che sa di cosa c’è bisogno.

In controtendenza, o in contrattempo rispetto a questo tempo del mercato, l’unica regola proposta dai due insegnanti è una regola da capogiro, la regola della libertà: associarsi liberamente secondo l’interesse (la morale non può essere disinteressata come in Kant) e dire quel che si vuole sul proprio orientamento, su cosa orienta ciascuno e sul come orientarsi rispetto all’universo degli uomini e dei saperi e non solo rispetto alle offerte formative delle università. Così i ragazzi non si fermano a sfogliare il sito della facoltà con tutte le informazioni, ma indagano con un cuore e un naso da segugi sullo stile della tale o tal altra università, sui suoi professori, quello che hanno scritto o detto, e poi, soprattutto, incontrano gli studenti delle varie facoltà, i professori o gli imprenditori, e chiunque possa e abbia voglia di offrire un contributo. (tutte proposte e incontri che vengono fatti durante il percorso di orientamento).

Sulla pelle di questi studenti si avverte la differenza esclusiva che intercorre tra il porsi il problema della scelta universitaria, e il cammino della domanda su ciò che interessa: dove accade uno viene meno l’altro.

La differenza tra questi due termini sta nel fatto che un problema va risolto, possibilmente nel più breve tempo possibile, quindi angoscia, mentre la domanda che parte da un interesse (cioè da un’offerta, da un invito) apre a un campo di indagine, di lavoro e di pensiero che può dare gusto e soddisfazione a sé e gli altri.

III. Vergogna e scrittura. Farne una questione personale

Nei vari anni è successo più volte un fatto simile. Ne racconterò uno su tutti. Al termine dell’ora dedicata al percorso di orientamento, un ragazzo si ferma a parlare con me per qualche minuto rubato all’intervallo e mi parla del sentimento di vergogna che prova quando gli viene chiesto di render conto a un adulto della propria scelta. Gli rispondo che, come qualcun altro mi aveva fatto notare, quando si tratta di vergogna lì ne va del soggetto, di ciò che è singolare. Gli chiedo allora se voglia scrivere un breve testo per poi condividerlo coi suoi compagni. Eccone di seguito uno stralcio:

“Secondo la mia visione sulla realtà e secondo il mio senso della vita, credo che sia assurdo che una persona non sappia cosa le piace. Tutti hanno degli interessi o delle passioni perché sono necessari per dare un senso alla propria vita. Quando una persona adulta mi chiede cosa vorrei fare nel mio futuro sia universitario che lavorativo, in quei due secondi prima di rispondere provo un senso di vergogna. Io sono sicuro di me e delle mie idee sul futuro ma non so spiegare il perché. Il mio sogno fin da quando ero alle elementari è quello di entrare nella scientifica: sono sempre stato affascinato dall’investigazione e dal capire quello che apparentemente non è spiegabile”.

Questo episodio, riletto a ritroso, ha insegnato ai due insegnanti che nel periodo di questa scelta, di questo passaggio critico, sorge qualcosa davanti a cui le parole vengono meno. Questo qualcosa che sorge e che è radicalmente nuovo confrontaciascuno con una passione sconosciuta che non sa come tradurre, qualcosa che sfugge a tutto ciò che si è imparato nelle diverse materie scolastiche. Ecco allora l’idea di estendere a tutti l’invito di affidarsi alla scrittura per ricapitolare la storia della loro passione che li ha portati fino a questo punto, per tradurre in parole inedite quel fuoco che può arrossare il viso di vergogna proprio perché sembra indicibile.

All’invito hanno sempre risposto tutti, ciascuno con il proprio stile, ciascuno raccontando le proprie storie, ciascuno trovando le parole per dire il modo in cui il sapere è vissuto, goduto, a volte sofferto, scambiato e concepito nella propria famiglia o coi propri amici e professori. E alcuni l’hanno fatto senza trascurare i momenti di crisi o esitazione che hanno dovuto attraversare:

“La terza liceo è stato un periodo incasinato, cioè avevo un disprezzo tale per il presente che pensare al futuro mi spaventava troppo, così, almeno fino al recente progetto di orientamento, non ho più considerato una strada da prendere con decisione”.

Anche molti professori hanno accolto l’invito e hanno scritto un testo sulla loro scelta post liceale poi condiviso con gli studenti. Una ragazza, nel luogo delle rivelazioni, ossia davanti alla macchinetta del caffè, confessa che, leggendo il testo della prof. di Scienze, è stata incredibilmente colpita, quasi commossa, dopo aver scoperto il perché la prof. abbia scelto di studiare proprio Biologia, e come questa scelta fosse inestricabilmente intrecciata alla sua vita.

Una nuova scoperta dei due insegnanti: ci si orienta nell’universo del sapere, non solo nella scelta della facoltà. E orientarsi nel sapere significa arrivarne a una, cioè a una conclusione personale.

IV. Il Saperitivo

Soprattutto nell’ultimo periodo post lockdown, il percorso si è ampliato ed è esondato dai suoi confini specifici. Si è iniziato a parlare del futuro, a scambiarsi libri, ipotesi e idee a partire dalle lezioni o persino dopo il suono della campanella del venerdì pomeriggio magari davanti a un aperitivo.

Se questa è la prospettiva, allora l’orientamento non è solo un percorso specifico, ma è l’avventura stessa del sapere in cui ciascun insegnante e studente è chiamato ad inoltrarsi insieme a tutti i soci che ne avranno voglia, giorno per giorno. Sì, persino gli insegnanti desiderano orientarsi per arrivarne a una rispetto al loro rapporto singolare con il sapere. Al di là dei programmi, delle informazioni che scivolano a gambe all’aria sulle slide e delle competenze tanto di moda, il sapere diventa saperitivo e l’appetito vien mangiando.