Appunti dall’intervento del Rettore Filippo Salimbeni al Collegio Docenti unitario

Appunti dall’intervento del Rettore Filippo Salimbeni al Collegio Docenti unitario

Quest’anno vogliamo lavorare sulla valutazione e sulla correzione, consapevoli
innanzitutto che non esistono tecniche o ricette magiche e che entriamo in un terreno
sacro, presi da un giusto e sano timore per la responsabilità che ci è affidata nei
confronti dei nostri ragazzi.
La valutazione è ben più del semplice dare voti, perché interpella ogni aspetto della
vita ed è dentro ogni gesto educativo: noi adulti educhiamo valutando, il mondo e gli
altri.
Quando valutiamo, prima di tutto ci assumiamo la responsabilità dell’incontro con
l’altro: non rimaniamo più indifferenti, prendiamo una posizione. Se l’incontro è stato
autentico, la strada diventa comune e dobbiamo percorrerla insieme.
La sensibilità e la responsabilità per l’incontro distinguono il voto (o la regola) inteso
come norma burocratica esterna alla persona dal voto visto come possibilità di
crescita in un cammino comune.
Romano Guardini usava una magnifica espressione: “sono arrivato in me per un’altra
strada”. L’uomo, cioè, può arrivare veramente a sé, alla pienezza di sé, solo per altre
strade, solo grazie ad altri, solo se altri decidono di entrare nella sua strada e lui decide
di entrare nella strada di altri.
Se correggere significa reggersi insieme, allora l’errore non certifica un fallimento
definitivo ma è sostanzialmente una possibilità: l’uomo non cresce evitando gli errori
ma attraversandoli con qualcuno. In questo rapporto la correzione è sempre orientata
al bene: è costruttiva, cioè è una parola che, essendo capace di affermare un bene,
permette di costruire e di indicare il prossimo passo.
Dentro ogni valutazione e correzione deve essere sempre presente questo
orientamento a un destino buono verso il quale accompagnare i ragazzi. Deve esserci
sempre sullo sfondo il tentativo di rispondere a una domanda, propria di ogni
studente: “io, con le mie caratteristiche e i miei doni, ma anche con i miei limiti che
sto scoprendo stando in famiglia, a scuola e con gli amici, come posso servire le
persone che ho vicino e il mondo intero?”
La coscienza del bene, allenare il nostro sguardo e quello dei ragazzi al bene e non
innanzitutto a quello che manca, nelle cose, negli altri e in se stessi, è il primo passo
per crescere. È il bene la prima ragione che ci permette di guardare davvero e
affrontare le difficoltà che la vita ci presenta.
Ed è per questo che vorrei proporre come frase dell’anno: “Scelgo di guardare il
bene”. Nella vita non possiamo sempre decidere cosa ci viene incontro o cosa ci
accade; purtroppo o per fortuna, non lo decidiamo. Possiamo però decidere da che
cosa farci determinare, cosa scegliere di guardare più di tutto il resto. E guardare il
bene è il primo passo per costruire insieme.

 

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