I bambini di terza dell’Arca sono entrati nell’armadio di Narnia!

I bambini di terza dell’Arca sono entrati nell’armadio di Narnia!

Qualche tempo fa, con i bambini di terza primaria abbiamo cominciato a leggere “Le cronache di Narnia”, in quel frangente, noi insegnanti abbiamo pensato di riflettere con più attenzione sulla parola e sulla sua potenza evocativa.

Il primo pensiero che viene è che Dio diede il compito a Adamo: “Dà un nome ad ogni cosa …”. La parola è ciò che ci distingue dagli animali, l’uomo è caratterizzato da questo strumento che gli permette di comunicare, di socializzare … di essere uomo.

Già il primo giorno, quando i bambini giungono a scuola, sono pieni di aspettativa: scriverò! L’attenzione alla parola è sempre da noi sollecitata, suggerita, mostrata, sottolineata con il desiderio di far nascere in loro il fascino che una parola suscita: il suo significato, che veicola un senso; la sua radice che evoca una storia.

Tornando all’armadio di Narnia: in quel caso è stato veramente evidente un altro fattore necessario per poter conoscere una parola e ciò che essa veicola: il concreto, l’esperienza personale, che porta i bambini a riflettere approfonditamente sull’accaduto e dà loro la possibilità di raccontarlo per iscritto. Io e le altre insegnanti di team, abbiamo allestito l’armadio in un’anticamera, illuminata da una finestra. Sulla porta abbiamo incollato l’immagine della porta di Narnia.

All’interno, abbiamo sistemato un appendino con numerose pellicce – gentilmente portate dalle colleghe della scuola -, abbiamo sparso del sale grosso sul pavimento, per dare la sensazione di calpestare la neve e delle palline di naftalina, abbiamo piazzato un ventilatore e un telo oscurante alla finestra. Inoltre, abbiamo messo dell’essenza di pino per profumare l’ambiente e una musica di sottofondo.

Una maestra, con un ramo di pino in mano, era pronta a carezzare la faccia di ogni bambino che spuntava fuori dalle pellicce … la scena era pronta! Prima di vivere l’esperienza, l’insegnante di teatro ha letto il brano in cui Lucy entra nell’armadio, poi, dopo aver bendato i bambini – all’interno del mobile era buio! – li abbiamo accompagnati davanti alla porta. Sono entrati uno alla volta, guidati dalla voce della maestra di teatro, che li sollecitava a non farsi sentire dalla sig.ra Macready … Lo scopo di tutto il lavoro proposto era che i bambini potessero dare senso alle parole del testo che stiamo leggendo! Che le parole acquistassero per loro una potenza evocativa…

Da quel giorno in poi, nessuno di loro dimenticherà che cos’è o che odore abbia la naftalina! E così è per tutti gli aspetti descritti dal brano: ricorderanno lo scricchiolio sotto i piedi, la carezza del ramo di pino sul viso, il profumo del pino, la sensazione del freddo… insomma, tutto ciò che hanno vissuto in quel momento.

Lo scopo era farli scrivere: guidati dalla propria stessa esperienza, hanno scritto dei testi molto descrittivi, particolareggiati. Questo è un punto importantissimo: hanno riflettuto, sono stati su, non sono scappati via, come ormai, purtroppo, sono abituati a fare, data la mentalità che ci costringe!

A me ha stupito molto che abbiano descritto con precisione ciò che hanno provato, spendendo il tempo adeguato a riflettere. Lo ritengo un punto fondante, fortemente educativo.