Noi di Quarta A, come Shakespeare

Noi di Quarta A, come Shakespeare

L’incontro con la letteratura incomincia molto presto: i bambini, guidati dall’insegnante, sono condotti sin dalla scuola primaria a imparare dai “grandi”. La maestra Manuela ci racconta un’esperienza recentissima della Quarta A dell’Arca…

Title_page_William_ShakespearePer riflettere sull’inverno attraverso gli occhi dei maestri, quest’anno abbiamo utilizzato la poesia di William Shakespeare: “Canzone d’inverno”. Mentre i bambini venivano alla cattedra per ripeterla a memoria, riflettevo sul fatto che sarebbe stato interessante proporre loro un testo modello, in cui descrivere il “loro” inverno, trovando le immagini tipiche della loro esperienza, senza allontanarsi dalla struttura del poeta.  Così ho chiesto di  individuare delle scene che descrivessero il proprio quotidiano in questi giorni di neve, scriverle rispettando la metrica della poesia e ripetere la sequenza del ritornello, con un personaggio sempre presente nelle loro giornate. Mi pare che, nella molteplicità dei tipi, l’esperimento sia ben riuscito! Di seguito troverete sia la poesia di Shakespeare che quelle scritte dai bambini: quasi indistinguibili, che ve ne pare?

 

 

William:

Quando i ghiaccioli pendono

dall’orlo dei muri,

e il pastore Dick si soffia sulle dita,

e Tom ammucchia i ceppi nell’atrio,

e il latte gela nel secchio,

quando il sangue si intorpidisce

 e le strade diventano fangose,

allora, di notte, canta la chiassosa civetta: tu-u

tu-u,tu-u, allegra nota,

mentre la grassa Gianna

rimesta la pentola.

Quando il vento soffia più rumoroso ,

e la predica del parroco annega nella tosse,

e gli uccelli se ne stanno accovacciati nella neve

e il naso di Marianna è rosso e screpolato

 e le mele cotte sibilano nella teglia,

allora, di notte, canta la chiassosa civetta:

tu-u

tu-u, tu-u, allegra nota,

mentre la grassa Gianna

rimesta la pentola.

(tratto da: “Pene d’amor perdute”, atto V,  finale)

Valentina:

Quando la neve scivola sui tetti

E il nonno spala la neve

E la mamma asciuga le nostre impronte sui gradini

E il fuoco riscalda l’ambiente,

mentre la nonna legge il giornale in poltrona

e i giardini diventano bianchi,

allora, cantano le chiassose campane:

do-on, do-on, do-on,

rumorose  campane,

mentre la simpatica mamma cucina il pollo fritto.

Quando la neve casca giù dal cielo

E la predica del papà annega nella tosse

E il naso di Arianna è rosso e screpolato

E i dolcetti si gonfiano nella teglia,

allora, cantano le chiassose campane:

do-on, do-on, do-on,

rumorose  campane:

mentre la  simpatica mamma cucina il pollo fritto.

Sara:

Quando la neve scende dal cielo

E il nonno lavora nel capannone raffreddato

E la nonna mi aspetta avvolta nella coperta

E l’erbetta gela nel prato,

quando le montagne si ricoprono di neve

e i miei piedi sono tutti gelati nelle scarpe,

allora, suona la chiassosa campana:

don-do, don-do, don-do,

rumorosa nota,

mentre il pazzo vicino butta i petardi nella neve.

Quando la neve cade più abbondante

E il dolce saluto di Marta annega nella tosse,

e gli uccelli stanno accovacciati in piazza

e le labbra di Francesca sono viola per il freddo

e le saporite lasagne stanno nella teglia,

allora, suona la chiassosa campana:

don-do, don-do, don-do,

rumorosa nota,

mentre il pazzo vicino butta i petardi nella neve.

Giacomo:

Quando Tom spala la neve nel vialetto

e i boscaioli, con paura, tagliano i rami nel giardinetto,

mentre le persone scivolano sul ghiaccio formato dalla neve sciolta

e il prete Andrea anziano com’è, gela nella chiesa,

allora, di notte,

il vento più rumoroso sbatte contro le tapparelle:

trr, trr, trr,

allegro vento,

metre la gentile mamma stira i panni.

Quando i passeri stanno accovacciati nella neve

E le mani di Marta sono rosse e screpolate

E le carote sibilano nella teglia,

allora, di notte,

il vento più rumoroso sbatte contro le tapparelle:

trr, trr, trr,

allegro vento,

mentre la gentile mamma stira i panni.

Mattia:

Quando torno da scuola

E la neve bianca cade giù

E il mio amico Pietro vuole giocarci

E il papà mette la spesa all’ingresso

E io gelo nella macchina ghiacciata,

quando la mamma vuole riposare

e le strade diventano fangose,

allora, in giardino, abbaia il chiassoso cane:

bau – bau, bau – bau, bau – bau,

allegra nota,

mentre la stanca mamma fa da mangiare.

Quando il vento fa sbattere le imposte

E Tommaso annega nella tosse

E io sto accovacciato sotto la coperta

E le guance di Emma sono rosse e screpolate,

allora, in giardino, abbaia il chiassoso cane:

bau – bau, bau – bau, bau – bau,

allegra nota,

mentre la stanca mamma fa da mangiare.

Melissa:

Quando i ghiaccioli pendono dall’orlo del balcone

E la nonna infreddolita si soffia sulle dita

E William gioca con la neve

E l’acqua gela nella bottiglia

E il condizionatore crea il torpore

E il giardino diventa fangoso,

allora, alle quattro,

suona il chiassoso orologio:

din-don, din-don, din-don,

mentre la simpatica nonna guarda la tivù.

Quando il vento sffia più rumoroso

E la predica della mamma annega nella tosse

E i pupazzi stanno accucciati nella neve

E il naso di papà è rosso e screpolato

E le lasagne buone profumano ella teglia,

allora, alle quattro,

suona il chiassoso orologio:

din-don, din-don, din-don,

mentre la simpatica nonna guarda la tivù.