“Andiamo a cercare il Graal?” – Il mondo della lettura attraverso gli occhi dello scrittore

“Andiamo a cercare il Graal?” – Il mondo della lettura attraverso gli occhi dello scrittore

Elisa racconta il viaggio avventuroso nella… narrazione,  al fianco di un cavaliere-scrittore: Mino Milani

IMG_2723Il 10 aprile, noi, ragazzi della Kolbe abbiamo incontrato Mino Milani, grande e famoso scrittore, o, per meglio dire, narratore di storie. D’altra parte, scrivere è semplice, chiunque può farlo, con più o meno successo. Il difficile, ciò per cui si deve davvero avere talento, è raccontare una storia che cambi una persona, che le faccia sorgere delle domande, dei sentimenti: per saper narrare, bisogna conoscere il segreto di raccontare. Questo è ciò che fa l’uomo in quanto tale: raccontare storie. E Mino Milani ha passato la vita a fare proprio questo per i ragazzi (ovvero il pubblico più difficile); oltre ad essere uno scrittore è giornalista, fumettista e storico.

Per i ragazzi delle classi seconde è stato scelto, come libro di narrativa, “La Ricerca del Santo Graal”, appunto di Mino Milani; partendo dalle domande su questo libro, è nato un dibattito su cosa voglia dire scrivere ed essere scrittori.

Un ringraziamento particolare va al prof. Mascheroni che, oltre ad aver prestato la sua voce alle domande che abbiamo rivolto a Mino Milani, ci ha dato la possibilità di realizzare un nostro desiderio: quello di incontrare un  grande scrittore.

 

DOMANDA: perché hai scritto questo libro? Cosa può insegnarci?

MINO MILANI: Nella mia vita il Sacro Graal ha sempre avuto un’ importanza marginale: pur conoscendone l’esistenza non l’ho mai preso in grande considerazione. Ad un certo punto, però, hanno iniziato a sorgere delle domande, iniziavo ad essere curioso “Cos’è? Qual è la sua vera storia?”. Ho scritto questo libro per rispondermi, l’ho scritto prima di tutto per me stesso. E quando ho conosciuto la vera storia del Graal,  devo dire che mi è piaciuta davvero. Ricordo quando, ad un incontro come questo, un ragazzo come voi mi ha detto “Mino, andiamo a cercare il Graal insieme!” Io gli ho risposto “Ma… quando lo troviamo lo sai che moriamo?” “Sì, lo so, ma andiamo comunque”. Ecco, sì, è una storia che mi piace molto.

 

DOMANDA: che tipo di ricerche hai fatto per scrivere questo libro, con un periodo storico ed un’ambientazione precisa? Ed in generale, come ti documenti?

M.M.: come prima cosa incontro i diretti testimoni di un dato evento o epoca storica. Se questo non è possibile, ne leggo gli scritti, come ho fatto per La ricerca del Santo Graal: ho letto i primi documenti che ne parlavano, ho raccolto delle notizie -anche troppe- ed ho raccontato. Ho raccontato i fatti così come li conoscevo, aggiungendovi qualcosa di me: si può raccontare tutto, senza paura.

DOMANDA: nei libri che scrivi quanto è inventato, frutto della tua fantasia, e quanto è un adattamento della realtà, la tua realtà?

M.M.: ogni momento della mia vita è bello, anche, soprattutto questo, perché incontrando voi ragazzi trovo dei nuovi spunti per i miei personaggi. Guardandovi, guardando i vostri occhi, il vostro aspetto vi attribuisco dei personaggi con una storia immaginaria ma magari con gli stessi vostri capelli. Questo mi piace molto: descrivo dei ragazzi raccontando per loro, come ho sempre voluto fare.

DOMANDA: quanto tempo ti occorre per scrivere un libro? E come lo fai: con un progetto completo già in mente o lasciando che la storia venga fuori da sé?

M.M.: è la scrittura che crea un libro, non io. Partendo da una sola parola si può raccontare un’intera storia… Prendiamo per esempio la parola “spaghetto”. Ecco, è una parola semplicissima, ma pensiamo un attimo… “Molto, molto tempo fa, c’era un ragazzo povero, ma che viveva dignitosamente grazie allo stipendio che gli dava la panetteria in cui lavorava e al pane che gli offriva. Un giorno, stanco di mangiare sempre e solo pane, se ne stava seduto a pensare, ed intanto si rigirava tra le mani un pezzetto di mollica. Quando infine fece per mangiarla, si accorse che aveva preso una forma particolare, allungata; assaggiatala, si rese conto che era anche più buona del pane, aveva un sapore diverso. Si mise allora a impastare altra mollica, schiacciandola, allungandola, assottigliandola: nacquero così gli spaghetti.” Ecco, vedete? Una storia nasce parola per parola, imprevisto per imprevisto: nasce nel momento stesso in cui viene raccontata. Raccontando, creando le storie, allo stesso tempo le vivo, rendendole più vere.

DOMANDA: qual è la prima storia che hai raccontato? Quando hai iniziato a scrivere?

M.M.: ho cominciato diversi anni fa, sul Corriere dei Piccoli, allora molto diffuso. Questo giornaletto era, appunto, per bambini e ragazzi, e per questo tutto era scritto in un… linguaggio ritenuto proprio dei bambini: le mani diventavano manine, l’erba erbetta, i piedi piedini… Inoltre, i protagonisti delle storie erano immancabilmente bravi bambini su cui si abbatteva un grande male che loro, con un’innocenza fasulla, distruggevano. A me tutto questo non piaceva affatto: perché scrivere di un mondo piccolo a dei ragazzi già grandi? Ho deciso allora di scrivere una storia verosimile, senza paroline e santi bimbi. Questa storia è piaciuta molto ai lettori, a questi ragazzi che finalmente leggevano qualcosa corrispondente alle loro esperienze. Da allora, ho sempre scritto così, attenendomi il più possibile alla verità. Perchè la nostra vita non è infinita, va vissuta bene, e la verità è una delle cose più importanti.

Un’altra storia, un altro racconto su questa traccia è Tommy River, chiestomi sempre dal Corriere dei Piccoli quando iniziava a diffondersi il genere western. Questa storia racconta appunto di Tommy River, un giovane soldato dell’esercito sudista americano, che era un bravo giovane, bello e buono, sennonché combatteva per i perdenti ed i “cattivi”, coloro che volevano mantenere la schiavitù. Persa la guerra, senza un soldo né un lavoro, Tommy decide di recarsi in California alla ricerca di un’occupazione, ma durante il viaggio il treno viene assaltato dagli indiani e lui è catturato. Inizia così a vivere con loro, a conoscerli… insomma, Tommy non ha cercato l’avventura: lei stessa l’ ha travolto, e lui ha deciso di affrontarla.

DOMANDA: i grandi personaggi che hai conosciuto (come i disegnatori, gli altri scrittori…) cosa ti hanno insegnato?

M.M.: mi hanno insegnato a lavorare, ed a farlo con gioia ed impegno. Mi hanno fatto capire che solo il lavoro ci salva dalle cose peggiori: la miseria, la disonestà, la noia e noi stessi. Da noi stessi perché lavorando viene fuori il meglio di noi, mentre quando non ci impegniamo, è il peggio ad avere piede libero. Ci permette di conoscerci, di identificarci: solo lavorando si raggiungono gli scopi che ci si prefigge. Io ho la fortuna di scrivere, come ho sempre desiderato, ma ho dovuto lavorare tanto per saperlo far bene ed avere dei risultati. Per scrivere ho dovuto prima leggere molto, perché si scrive meglio a seconda di quanto si legge.

DOMANDA: quanto è importante la lettura per la scrittura?

M.M.: oh, moltissimo! Leggendo, uno scrittore può cambiare il modo di scrivere, può correggersi, avere più spunti. Le poesie, sopratutto, sono importanti, perché rimangono per tutta la vita.

DOMANDA: scrivere ha cambiato in meglio la tua vita o l’ha resa più noiosa? Se potessi tornare indietro, rifaresti lo scrittore?

M.M.: sì, certamente! Scrivere è bellissimo, è ciò che ho sempre voluto fare, e non lo cambierei mai!

DOMANDA: qual il tuo Graal, il tuo ideale?

M.M.: cerco sempre di andare a letto col cuore leggero come una rondinella, senza rimorsi per ciò che ho o non fatto: cerco di essere amico di tutti e di me stesso. Infine, vorrei dire un’ultima cosa: leggere è un’avventura e, come dice la parola stessa ad ventura verso le cose sconosciute, significa andare incontro a qualcosa che non conosciamo, ma che dobbiamo affrontare senza paura. Ecco, io vi auguro di vivere un’avventura… anche se in fondo la vita lo è.

Mino Milani è sempre stato un grande appassionato di rugby, ha anche giocato nella squadra di Pavia. E come sul campo ha conquistato, combattendo, ogni metro, così ha conquistato i suoi libri pagina per pagina, strappandone fuori le storie. Perché bisogna sempre cercare la vittoria, come sul campo: la vittoria nell’amore, nel lavoro, nello studio… in tutto.

Elisa