“Non si può capire la realtà se non ci si sta”: racconto di un viaggio a Londra

“Non si può capire la realtà se non ci si sta”: racconto di un viaggio a Londra

Dal 6 al 9 marzo, gli studenti della Scuola Secondaria di I grado Kolbe hanno vissuto a Londra un’intensa esperienza formativa, tra arte, storia e scoperta, accompagnati dai loro docenti.

Partiti in due gruppi da Malpensa verso Gatwick, hanno iniziato il viaggio con una masterclass sul cioccolato alla National Bakery School, seguita da una suggestiva crociera sul Tamigi, con vista sui principali simboli della città.

Il sabato è stato dedicato alla storia: dalla visita al Globe Theatre, per scoprire il teatro di Shakespeare, al percorso guidato tra i luoghi della monarchia, come il Parlamento e Buckingham Palace, fino alla messa nella Cattedrale di Westminster.

Domenica, spazio alla Londra contemporanea con la visita a Spitalfields, tra mercati e multiculturalità, e allo Stamford Bridge, stadio del Chelsea, che ha entusiasmato soprattutto gli appassionati di calcio.

Il viaggio si è concluso con la visita al British Museum, tra i più importanti al mondo.

Riportiamo alcuni degli appunti presi in forma diaristica da un’insegnante durante l’uscita didattica delle classi terze a Londra.

The Shakespeare Globe, 21 New Globe Walk, London SE1 9DT, ore 11.00 GMT, sabato 7 marzo 2026.

«What do you think about the Crollalanza theory?» La domanda di Roberto coglie impreparata la guida. «Can you repeat, please?». «What do you think about the theory that says Shakespeare is a native italian and his english name is the translation of italian “Crolla lanza”?». La nostra giovane guida ride di gusto: «It’s an interesting one, but I never heard about it, because here in England they don’t teach anything about it».

La visita al ricostruito teatro shakespiriano è un banco di prova importante per i ragazzi, ma restituisce tutta la pragmatica della lingua: ciò di cui le guide parlano ai ragazzi è davanti ai loro occhi, dal quartiere di Southwark, dove prendeva vita l’“entertainment ghetto” alla fine del XVI secolo, passando per le architetture del teatro e la storia che ancora oggi raccontano.

Molti ragazzi sono entusiasti, ma Maria esce amareggiata: «Non ho capito nulla», confida delusa.

Canada Gate, ai piedi della cancellata tra Buckingham Palace e Green Park, London SW1A 1AA, ore 12.30 GMT, domenica 8 marzo 2026.

«Prof., questa volta ho capito tutto!». Sono passate poco più di 24 ore e Maria è entusiasta, perché la visita nei luoghi storici delle istituzioni monarchiche britanniche è stata per lei una rivelazione. È difficile pensare che non capisse nulla prima e ora abbia ottenuto il dono della favella inglese, ma sono la sua determinazione e l’apertura alla bellezza che hanno giocato un ruolo decisivo. Che cambiamento. È la chiave di lettura di questi giorni che offrono cose grandi a cui è necessario aderire: «Non si può capire la realtà se non “ci si sta”», diceva don Giussani ne Il Rischio educativo, e continuava: «Quanto più ci si impegna con le proprie energie vitali, tanto più ci si accorge che cosa si è».

E proprio perché il metodo è imposto dalla realtà, non si può fare a meno, dopo pranzo, di sfruttare l’immenso verde del parco per una partita a calcio, incuranti di un terreno ancora umido per la pioggia del giorno precedente.

British Museum, cortile, Great Russell St, London WC1B 3, ore 11.45 GMT, lunedì 9 marzo 2026.

Un’aria strana tira nei ragazzi: da un lato, la palpitazione per le corse fatte dentro uno dei più importanti musei al mondo, per vedere tutto il possibile nel risicato tempo rimasto; dall’altro la tensione per i saluti, visto che il primo gruppo è in partenza per Gatwick. C’è però il tempo di qualche commento. Un ragazzo si avvicina alla sua professoressa: «Ha visto che ci hanno fatto delle foto mentre eravamo seduti e lei ci spiegava la Stele di Rosetta? Quella sala era un tumulto incredibile di persone, e forse si sono stupiti che noi ci fossimo ritagliati uno spazio ordinato». Anche davanti ai reperti archeologici britannici di Sutton Hoo qualcuno nota un modo di fare non proprio usuale. È una ragazzina, anche lei in età da scuola media, che in visita privata con la sua famiglia chiama a bassa voce la mamma e addita il crocchio di studenti attenti alla spiegazione: «Mamma, mamma, senti qua. Hai visto? Io non pensavo che si potessero guardare così bene le cose durante una gita».

Milano Malpensa, Terminal 2, arrivo, lunedì 9 marzo 2026.

Nulla era dovuto, ma fa respirare a pieni polmoni ricevere i ringraziamenti dei genitori e dei ragazzi. In fondo, sono state delle giornate piene e dense di scoperte, eppure a ben pensarci, che responsabilità ci siamo presi noi docenti e tutto lo staff di Ermesia che ci ha accompagnato.

L’educazione è sempre un rischio, perché implica la libertà dell’alunno, e proprio per questo occorre che ci siano adulti disposti ad assumersi il compito di una proposta di significato sulla realtà. D’altro canto, in tutte le occasioni di tempo libero i ragazzi si sono comportati in modo impeccabile, divertendosi senza bisogno di superare i limiti: è evidente che la libertà non è una capacità astratta, ma un’energia che si muove verso il bene tanto più sperimenta il bene.