Non sono tornata, credo di essere sempre stata qui

Non sono tornata, credo di essere sempre stata qui

Come abbiamo raccontato nell’articolo “I ritorni” «C’è un flusso di ragazzi che passa dalla nostra scuola… » e a noi piace farci dire com’è proseguita la loro vita, che strade hanno preso, che cosa è rimasto loro degli anni trascorsi qui. Elena ora fa nientemeno che la giornalista! Potevamo non chiederle di scrivere lei stessa questo racconto?

Sono passati sette anni, anche se fa un po’ impressione fare i calcoli, eppure gli spazi dove ho passato il periodo delle medie fanno ancora un certo effetto.

In fondo non sono cambiati così tanto, e una di quelle ragazze che camminano tranquille ed a loro agio nel corridoio luminoso potrei anche essere io, mi rendo conto, mentre mi fermo a guardare la locandina del musical “Là dov’è segnata la croce”. 13 febbraio 2009, dice, ma io non ci credo davvero: sembra passata un’eternità, ma a pensarci bene, forse, non diresti che è passato nemmeno un minuto.

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Perché me lo ricordo ancora, con assurda precisione: le canzoni, i costumi, persino il profumo zuccherino del fumo artificiale che si usa a teatro per creare l’effetto della foschia. Un musical che raccontava la storia di quattro fratelli che vanno alla ricerca di un tesoro, promesso loro da una mappa, e che in fondo altro non è che la metafora del percorso che anch’io ho fatto in questa scuola, e che mi ha portato a trovare un tesoro più importante e duraturo dell’oro di un forziere. E quel tesoro, strano a dirsi, ero io.

Dieci anni fa ero una bambina che entrava in una scuola che non conosceva, ero timida, introversa e non sapevo cosa fossi in grado di fare. Tre anni dopo ne è uscita un’altra persona, una ragazza che, pur con molta strada ancora da fare, stava già diventando quello che sono adesso. Questo è il tesoro più grande.

Mi ricordo dell’ultimo tema fatto in terza media, che riguardava l’esperienza vissuta alla Kolbe, gli ostacoli e le soddisfazioni di tre lunghi anni di scuola. Un tema più difficile di quanto sembri, perché come si fa a racchiudere tre anni come quelli trascorsi alla scuola media in quattro o cinque colonne di foglio protocollo? Come si fa a descrivere le emozioni, le soddisfazioni degli ostacoli superati, i momenti di sconforto e quelli di euforia? Non potevo farlo in modo esauriente allora, e forse non posso farlo nemmeno adesso, ma una cosa posso dirla con certezza: niente potrà mai descrivere la sensazione di tornare negli stessi luoghi dopo sette anni e risentire i suoni ed addirittura i profumi che si pensava di aver dimenticato. Vedere è importante, ma credo che siano gli altri sensi che arrivano più in profondità, e ti lasciano un istante ferma e sorridente, mentre pensi “Io ancora appartengo a questo luogo”.

Elena Boldrin