PARIGI E OPEN DAY: un pomeriggio a scuola

PARIGI E OPEN DAY: un pomeriggio a scuola

A una settimana dai fatti di Parigi dieci ragazzi di seconda della scuola Kolbe si sono riuniti per mettere in comune e scrivere idee, domande ed esperienze vissute in questi giorni.

a scuola per#PrayForParis. Sì, è vero, il primo gesto è la preghiera: questa è la prima cosa che abbiamo pensato di fare fin quando ci siamo svegliati la mattina dopo gli attentati.
E a scuola subito, lunedì, a mezzogiorno tutto l’istituto si è ritrovato in palestra per pregare con le parole suggerite da papa Francesco. La nostra classe, invece, a quell’ora aveva nuoto, così insieme al prof. di Educazione fisica abbiamo pregato di fronte alla piscina; l’Avemaria e L’eterno riposo recitate in piedi, in un posto che non era una chiesa, hanno suscitato lo stupore delle persone che ci osservavano e le scuse di due ragazzi che, passando e parlando ad alta voce, avevano detto delle parolacce.
La preghiera smuove da opinioni consolidate, dai luoghi comuni. Un amico ha scritto a una di noi: “Sono ateo, lo sai che sono sempre stato contro la Chiesa. Ma stavolta ho proposto io una preghiera a scuola”. Un discorso da continuare con quell’amico, ma anche fra noi a scuola.
La scuola, infatti, ha il compito di educare le coscienze. Nelle classi, con i professori abbiamo ripreso più volte insieme l’argomento: nelle prime è stato più frequentemente il professore a mandare avanti la conversazione; nelle seconde abbiamo svolto un dibattito molto più partecipato da parte nostra; infine nelle terze è stato anche affrontato un percorso di studio sul Medio Oriente e l’ISIS.
Ripensando ai nostri dibattiti, ci siamo accorti di questa differenza: che noi ragazzi esprimevamo sentimenti di rabbia e a volte di odio, avevamo reazioni istintive; mentre i nostri professori che ci hanno guidato a capire meglio questi fatti e a esplicitare i nostri pensieri, nei confronti degli attentatori lasciavano trasparire una pietà.
Ancora oggi abbiamo sugli jihadisti un groviglio di pensieri, di immagini di video di youtube; pensiamo che vogliano toglierci la libertà, che andiamo in giro correndo dei rischi, che vogliano ucciderci, che abbiano ideali incomprensibili per noi, ma pensiamo anche che l’attentatore super ricercato fugga perché ha paura anche lui.
Leggiamo sui social tanti commenti di odio da parte di gente non coinvolta; eppure nelle dichiarazioni dei familiari delle vittime, quelli che soffrono veramente, vediamo che piangono le vite spezzate dei loro familiari, ma non odiano. La loro sofferenza li ha portati più vicini alla verità.
Anche noi vorremmo provare ad avvicinarci alla verità, seguendo la strada che ci hanno indicato gli adulti con cui abbiamo parlato di queste cose: fare ciò che ci viene richiesto, con la consapevolezza che costruendo nel bene la nostra vita ci opponiamo al male e contribuiamo al bene comune.
Come dice la frase che campeggia nell’atrio, scritta come manifesto del nostro Open Day:
A scuola per imparare
a capire cosa fare
di ciò che ci è stato dato in sorte
per trasformarlo in destino
”.
E si ricomincia ogni giorno a chiedere di vedere, di capire, di seguire il nostro vero ideale e quello per cui donare veramente la vita: qual è? E qual è il cammino?

Alice, Beatrice, Chiara, Christian, Costanza, Diego, Filippo, Francesca, Nicola, Nicolò

 

la preghiera a scuola dopo i fatti di Parigi